La storia del Palazzo del Cinema di Venezia , rappresenta l’emblema del livello di degenerazione del sistema pubblico italiano. Un concorso internazionale fu lanciato alcuni anni fa, per realizzare il Palazzo del Cinema al Lido di Venezia.Il costo stimato del progetto era pari a 100 milioni di euro con un contributo del Governo di 37 milioni di euro.

I restanti 60 milioni erano ripartiti tra , Comune di Venezia e Regione Veneto. La novità sul piano delle procedure fu la nomina di un commissario, nominato dal Governo e con poteri estesi su tutta l’isola del Lido di Venezia.Le risorse a carico del Comune di Venezia e della Regione Veneto furono trovate attraverso un’estemporanea operazione immobiliare con la quale il Comune acquistava dalla Regione, in verità dall’ULSS l’antico ospedale del Lido. La valorizzazione dell’intera area di estensione pari a 70 mila metri quadrati, avvenne attraverso una variante al piano di assetto territoriale con modifica della destinazione d’uso a tutta l’area dell’ospedale. Tale modifica determinava un aumento di valore dell’intera area. Attraverso una gara a licitazione privata , la società EstCapital in cui alcuni azionisti sono imprese che stanno costruendo il cosiddetto Mo.S.E.(Modulo Sperimentale Elettromeccanico ) e proprietaria del fondo immobiliare Real Venice ,acquista l’ospedale al prezzo di 72 milioni di euro. Di tale cifra circa 40 furono incamerati dal Comune di Venezia.Iniziano i lavori e sono spesi circa 32 milioni per fare i di preparazione ma , vengono scoperti nel sottosuolo dell’area dei rifiuti contenenti amianto. Il ritrovamento dell’amianto porta a un robusto aumento dei costi e il Commissario di Governo è costretto ad abbandonare il progetto.

Immediata la richiesta di risarcimento avanzata dall’impresa Sacaim che, avrebbe dovuto costruire il Palazzo del Cinema. La Sacaim chiede come risarcimento 50 milioni di euro. Insomma un grande pasticcio che, fa giustizia della diversità rivendicata dalla Lega per gli amministratori del Nord. Una prova? I volumi costruttivi autorizzati attraverso la variante al PAT consentivano alla società EstCapital di costruire due torri che , risultavano immediatamente impossibili da costruire a causa del fatto che, dietro l’Ospedale c’è l’ex aeroporto di San Nicolò utilizzato nelle due grandi guerre come aeroporto militare e attualmente utilizzato come aeroporto ed eliporto. Anche la società EstCapital chiede di essere risarcita. Il Commissario concede alla società di costruire una darsena per 1000 imbarcazioni e chiede un aggiornamento del prezzo di vendita che, lievita da 72 a 81 milioni di euro. La società rilancia e chiede di poter edificare anche nel parco adiacente all’ospedale, il bellissimo Parco della Favorita. Il Commissario indice una gara per la cementificazione del Parco fissando un prezzo pari a 20 milioni. Alla gara non partecipa nessuno, ritenendo esoso il prezzo fissato dal Commissario. Quest’amara vicenda insegna che un’isola bellissima, il Lido di Venezia sarà cementificato, i contribuenti italiani “sudici” compresi, hanno contribuito allo scempio con 37 milioni di euro, più i 50 milioni se il Giudice riconoscerà il danno richiesto dalla Saicem e nessun Palazzo del Cinema verrà costruito. Dimenticavo alla fine la distruzione dell’isola attraverso la cementificazione avverrà con un esborso netto di 12 milioni di euro. Agli attuali prezzi di mercato il fondo immobiliare veneto guadagnerà circa 250 milioni di euro cui vanno, aggiunti i ricavi derivanti dai 1000 posti d’imbarcazione nella darsena. Esempi peggiori di gestione della cosa pubblica credo che sia impossibile trovarne in Italia in una regione governata dalla Lega di quel Presidente Zaia che su questo problema si è caratterizzato dalla più completa inazione.

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