“Un progetto che non andava bene fin dall’inizio”. Questo è ciò che ripetono tutti gli abitanti del Lido di Venezia, dai più giovani ai più anziani. Tutti si chiedono se c’era davvero bisogno di un nuovo Palazzo del cinema per ospitare il rinomato Festival. Il progetto originale, bandito nel 2004 con la pretesa d’essere portato a termine per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, prevedeva la realizzazione di una struttura a conchiglia lunga 90 metri tra mare e terra contenente una sala da 2400 posti, nonché una grande vetrata a forma d’ala di libellula in onore ai maestri vetrai di Murano. Alla modica cifra di 150.000.000 di euro. Queste le speranze. Come prevedibile, nessun privato vuole investire una tale cifra, e i soldi non arrivano. Si cerca di ridimensionare l’opera, tagliando i parcheggi sotterranei e 200 posti in sala. Viene abbattuta una pineta di 130 alberi, cosa a cui si erano opposti perfino i progettisti. Viene venduto – a ribasso – l’ex Ospedale al mare, gioiello architettonico del Lido e unica struttura sanitaria vicina in grado di aiutare in caso di emergenze, che diventerà l’ennesimo residence. Si pensa pure di distruggere un vecchio fortino austriaco ottocentesco situato nello stesso punto. Infine, nel 2009, viene ritrovato dell’amianto sepolto a 3 metri di profondità, ma nonostante tutto si crede di poter portare a termine la costruzione. Il come, rimane un grande mistero. Le manifestazioni e le proteste si susseguono una dietro l’altra, ma non sono politicizzate, perciò non ottengono nessun risultato. Nessuno si preoccupa di questo caso. Qualche sporadico articolo compare sulla Repubblica e su Il Fatto Quotidiano. Nasce un sito (www.unaltrolido.com). Niente cambia. Per recuperare i fondi vengono lanciate le proposte più ridicole, come la vendita di una porzione del territorio di S. Nicolò per la realizzazione di una darsena grande quanto l’isola della Giudecca (più o meno come 100 campi da calcio). 22 sacchi di amianto provenienti dal Lido vengono sequestrati in Toscana. Roba da far rivoltare nella tomba il povero Thomas Mann, grande amante dell’isola. La prima pietra, posata nel 2008 dal Ministro per i Beni culturali Bondi, il Governatore del Veneto Galan, il Sindaco di Venezia Cacciari e il Presidente della Biennale Baratta, è ancora lì, da sola, in mezzo allo spaventoso cratere che prima era il Piazzale del Casinò. I lavori sono fermi già da un po’. Ma di soldi ne sono stati spesi tanti, troppi, per un grande buco: più di 30 milioni di euro. Nessuno riesce a capire quali saranno le prossime mosse al riguardo. Un’addetta alla sicurezza del cantiere dice: “Tutto tace. Le cose che so me le han dette i miei parenti e gli altri abitanti del Lido”. I lavori sono coperti, non si può vedere quello che stanno facendo e se qualcuno fa delle domande, nessuno è in grado di rispondere. Nemmeno Giulio Saoner, 17 anni, figlio del custode del Palazzo del cinema, che lì dentro ci vive. Ci hanno perso tutti. Il comune, un sacco di soldi. Gli hotel vicino, che dicono che i clienti sono diminuiti drasticamente. Il Festival del cinema, visto che molte persone quest’anno hanno preferito andare a quello di Roma. Il Lido, sempre più svenduto dai politici e dalle imprese. C’è una grande indignazione e, purtroppo, anche molta rassegnazione. Il coordinamento delle associazioni ambientaliste del Lido è l’unico che non molla e qualche giorno fa, il 24 giugno, manda un ultimo, disperato appello al Presidente del Consiglio, chiedendo la fine di questo scempio. Ma per ora nessuna risposta.

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