«Lo terrei a vita» scherza, ma non troppo, il presidente della Biennale
di Venezia, Paolo Baratta, facendo riferimento al contratto in scadenza
di Marco Müller, non solo il più longevo direttore della Mostra
Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ma anche il migliore
in campo. Che, con il cartellone di questa edizione numero 68, non fa
altro che confermare la sua diabolica bravura a mettere insieme tutto il
meglio del cinema mondiale del momento. Con, quest’anno, un pizzico di
«cattiveria» in più. Nel senso che, con l’aggiustamento e il
consolidamento di alcune sezioni collaterali al Concorso, come
«Orizzonti» (sulla carta la più interessante proposta di cinema del
presente) e «Controcampo italiano», fa terra bruciata di tutti i film
sul mercato con l’obiettivo dichiarato di mettere in seria difficoltà
tutti i successivi festival di cinema. Primo fra tutti, naturalmente, il
«nemico» Festival Internazionale del Film di Roma, alla sesta edizione e
diretto da Piera Detassis in scadenza, che si svolgerà nella Capitale a
fine ottobre, creatura dell’ex cine-sindaco Veltroni, mai ben capita, e
quindi digerita, dal sindaco Alemanno. Certamente il tentativo di
proporre «tutto» il cinema evidenzia anche l’azzardo di alcune scelte,
come dimostrano scelte agli antipodi come quelle di Cristina Comencini e
di Emanuele Crialese o di un outsider come Gian Alfonso Pacinotti, in
arte Gipi. E ciò che accade nel Concorso è ancor più evidente nella
sezione di «Controcampo italiano» in cui coesistono tutte le idee di
cinema, dalle commedie di Ricky Tognazzi e Francesco Patierno al cinema
di genere, con l’alieno che parla cinese, dei Manetti Bros. E poi,
sempre nella stessa sezione, una sfilza di documentari che sembrano
messi lì proprio per dar fastidio al più specializzato Torino Film
Festival in programma a novembre. La verità è che Venezia così facendo
marca il territorio anche se ha ormai stravinto nella battaglia interna
dei festival, soprattutto quella con Roma. Alla fine Marco Müller,
nonostante il corteggiamento delle istituzioni capitoline che vorrebbero
strapparlo alla Laguna, continuerà a navigare in quel mare. E per
rimanere per sempre nella storia di Venezia dovrà solo decidere di tener
ben saldo il timone sul cinema che più gli piace, quello di
«Orizzonti».

 

,,,,

Annunci