Tag

, ,

Hanno occupato il Teatro Marinoni, slogan: ‘la bellezza non puo’ attendere’

VENEZIA – Attori e attrici precari del Teatro Valle di Roma sono sbarcati al Lido di Venezia, dove hanno occupato il Teatro Marinoni, piccolo gioiello liberty nell’area dell’ex Ospedale del Mare, dismesso per essere venduto e per finanziare il nuovo Palazzo del Cinema. Uno striscione appeso sulla facciata del ‘Ricreatorio Mario Marinoni’: ‘La Bellezza non puo’ attenderé, all’entrata dell’ex Ospedale la scritta: ‘Occupiamoci di cio’ che è nostrò.

Le porte del Marinoni si aprono alla stampa con la musica del film ‘Il Padrino’, “in riferimento – spiega Ilenia, attrice e danzatrice del Valle – alla speculazione immobiliare in atto in tutta l’isola del Lido, che ha avuto come pretesto la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema per il quale sono stati spesi finora oltre tre milioni di euro”. Senza contare, aggiunge, “i 130 alberi abbattuti per far spazio a qualcosa che non si farà”.

“Dopo due mesi di occupazione del Valle a Roma – prosegue – occupiamo simbolicamente la Mostra del cinema: vogliano creare un’epidemia di lotta: la nostra rivendicazione parte dal basso sorretta dall’idea di bene comune, una politica di riappropriazione delle risorse fondata sulla forte delegittimazione della classe politica”. Per Fulvio, attore, “il cinema italiano vive nella dicotomia tra finanziamenti pubblici e privati, ma c’é una terza via, il cinema rinascere opera collettiva”.

L’occupazione è promossa con il Sale Docks e i lavoratori dell’arte di Venezia, il cui portavoce, Marco Baravalle, spiega che “il valore prodotto dalle idee dei precari non deve restare nelle mani di alcune lobby economiche e degli speculatori della cultura”. La musica del ‘Padrino’ è anche un omaggio al regista Francis Ford Coppola che in un messaggio audiovideo, in apertura della prima conferenza stampa nella struttura occupata, manifesta solidarietà agli occupanti. L’incontro con la stampa si svolge nella platea del teatro, sotto ad un grande Leone di San Marco di vetro colorato: da punti diversi della sala vengono letti ‘I perche’ del Cinema italianò. Tra gli altri: ‘Perche’ il ministro del tesoro dice che con la cultura non si mangia e il suo amico presidente del consiglio con il cinema ci ha fatto i miliardi? Forse perché per loro il cinema non è cultura?”. Ma anche: “Perché in Italia recitano sempre gli stessi attori e per fare un film bisogna farlo con Medusa o con la Rai, cioé con Medusa?”, oppure: “Perché si fanno film sugli operai calabresi, ma da via del Babbuino?”.

Annunci