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Cosa resterà di Venezia 68, a parte molti bei film e le solite giuste pluridecennali lamentele sul caro-Lido inteso come prezzi da rapina? Tante curiosità divertenti, dalle scene di culto ai gossip, ai capricci delle star. CULTO: Per Michael Fassbender, attore camaleontico di grande talento e dotato sessualmente a giudicare da Shame di Steve McQueen in cui è protagonista come instancabile sesso-dipendente, si è sviluppato al Lido un vero culto della personalità. Non c’è stato tavolo serale femminile in cui il nome dell’attore irlandese di origine tedesca non sia stato evocato con sospiri di sottinteso. I maschi hanno dovuto abbozzare.

RICETTE: Una, il pollo alle prugne, dà il titolo al poetico film di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud. Un’altra è orrida: è la ricetta del vomito inventata da Roman Polanski per una delle scene fantastiche di Carnage, quando Kate Winslet dà di stomaco sui libri e sul salotto di Jodie Foster e John C.Reilly. Banane schiacciate, mescolate ad avanzi del cestino di produzione, una poltiglia da tenere in bocca e sputare al momento giusto. Sempre sul genere schifosetto la ricetta utilizzata da Gwyneth Paltrow per morire di virus misterioso in Contagion: «ho dovuto tenere un’alka-seltzer in bocca, lasciarla sciogliere e con le labbra socchiuse far uscire la schiumetta e cadere in terra stecchita».

RED CARPET: L’andirivieni di George Clooney, il bagno di folla con autografi e ciao ciao, è un tale classico che ai fotografi non fa più nè caldo nè freddo. Più apprezzati, ma più difficili da fotografare, i barcollamenti di Abel Ferrara che sul tappeto rosso spinge di qua e di là i suoi attori Willem Dafoe e Shanyn Leigh (sua burrosa compagna da anni e presenza fissa nei suoi film). Primo posto di Venezia 68: il red carpet di Madonna, elegante con look retrò e occhiali a specchio, diva assoluta con poche concessioni alla folla e molto mistero.

CAPRICCI: Le attrici di Madonna, le due Wallis ossia Andrea Riseborough e Abbie Cornish saranno ricordate dai truccatori e parrucchieri dell’Oreal Paris sponsor del festival come le più rompiscatole, sono arrivate a chiedere le extension (ma non ci potevano pensare prima?).

SCENE CULT: Una su tutte, quella di una fellatio tutta particolare dove al posto dell’organo sessuale maschile, nella fattispecie di Matthew McConaughey in Killer Joe, c’è una coscia di pollo fritta e con pelle. Per tre giorni al Lido non si è parlato d’altro.

GOSSIP: Il Moretti innamorato è stato argomento di pettegolezzo. All’inizio della Mostra, mentre lo si sapeva fidanzato con l’attrice Isabella Ragonese, Nanni si è lasciato andare pubblicamente a sbaciucchiamenti con una misteriosa bionda. Chi sarà? Secondo il tam tam trattasi di ex fiamma del produttore Domenico Procacci.

CINESI: Da otto anni, ossia da quando è direttore della Mostra Marco Mueller, i cinesi spadroneggiano con film, bellissimi o no non importa, disseminati in ogni sezione possibile. Ad un certo punto oltre a Controcampo italiano si era pure pensato ad un Controcampo asiatico. È comprensibile dunque che, oltre ai familiari del sinologo direttore, i più preoccupati per il futuro di Mueller siano proprio loro. Senza Tai Marco si sentirebbero orfani.

FESTE: Tante, quest’anno disseminate anche a Venezia (alla Palazzina Grassi), esclusive davvero (quella del Premio Gucci alla Giudecca con superstar Madonna), intruppate con file al buffet e relativi furbetti salta coda (quelle sulla spiaggia dell’Excelsior in apertura e chiusura), Ibiza style (quelle alla Red Carpet Terrace, con burinissimi arredi, seria di giorno nello scenografico spazio Nastro Azzurro fronte mare, gustosa a pranzo con la cucina partenopea, pesantemente disco di sera). La più democratica e però anche elegante, vista la bella location del nuovo Lancia Cafè, quella del mensile Ciak, con dj set sopra la piscina e record assoluto di calici di champagne Moet Chandon, versato a litri come fosse acqua liscia. CASI: Ogni anno ha il suo e magari anche più di uno. I fischi alla Comencini per Quando la notte, il vagheggiamento del complotto anti-femminista è stato certamente uno di questi, ma anche la bufala Un ete brulant di Philippe Garrel con Monica Bellucci e Louis Garrel non è da meno.

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